Saluto del PRC al congresso U DEUR
Scandicci Gennaio 2007

Francesco Mencarag1ia*

26 gennaio 2007

Cari amici,
forse qualcuno ricorda che in occasione del vostro precedente congresso ebbi a dire che se non fossi stato ormai felicemente accasato con il Partito della Rifondazione Comunista non avrei escluso un PACS con I’UDEUR.
Ovviamente, e lo compresero bene i presenti, si trattava di una battuta. e quello che volevo significare era che almeno da parte nostra, doveva essere visto con interesse la nascita di una componente politica che, almeno dalla relazione presentata si presentava con la volontà di essere una voce fuori dal coro. Con questo non intendo dire che le voci fuori dal coro debbano per forza essere migliori e più interessanti delle altre ma hanno 1’indubbio merito di costringerci a riflettere e ad affrontare i problemi da punti di vista imprevisti e che possono essere forieri di sviluppi importanti del pensiero. Senza andare a scomodare la filosofia di Hegel basta pensare ai processi dell’ante o della scienza, per rendersi conto che tutti i momenti di svolta vengono dalle voci fuori dal coro (e che magari, come diceva Boltzmann, riescono ad affermarsi solo perchè, per banali ragioni fisiche, le voci del coro ad un certo momento scompaiono).
La battuta comunque un certo seguito lo ha avuto e, se non proprio in un PACS, ci troviamo in questi tempi ad operare nella stessa corale che sulla scene è conosciuta come Unione. Forse la metafora esatta. più che corale, credo che sia quella di orchestra (andrebbe bene anche banda. visto che si presta ad aggiunte tipo banda di .scapestrati) preferisco attenermi ad orchestra.
Un’orchestra ha al suo interno di tutto: corde, legni, ottoni. in alcuni casi limite si arriva alle campane1’, al cannone”2 ed alla fucileria2’3, gli strumenti più voluminosi come i contrabbassi lavorano non quelli più minuscoli come il triangolo; cosa regge assieme un’orchestra ed addirittura permette l’armonioso inserimento di voci soliste?
Certo ci vuole uno spartito (fuori di metafora: un programma) che può essere un grande spartito per doppia orchestra4 ma anche per piccola orchestra. Ci vuole un direttore che non è tanto il capo dell’orchestra, ma un artista che legge lo spartito, lo interpreta, e conoscendo a fondo il suo strumento, l’orchestra, fa vivere lo spartito, da segni sulla carta lo trasforma in suono ed emozione.
Ma questo non è ancora sufficiente, altrimenti tutta la politica, visto che lo spartito esiste, rischierebbe di riassumersi nella frase, un po’ banale “Prodi facci sognare!”. Uno dei momenti che mi ha sempre colpito nella vita di una grande orchestra è quello in cui, si sentono suoni discordi, apparentemente sgraziati, disarmonici. E’ il momento in cui si accordano gli strumenti, è il momento in cui, come si dice, ci si dà il la e si rafforzano le basi dell’edificio sonoro che tra poco sarà innalzato.
Tra Rifondazione Comunista ed UDEUR esistono (basta pensare al caso recentissimo della base di Vicenza) delle profonde differenze di vedute.
Quello che pero ci deve guidare non è il sapere chi di noi suona il marranzano5 e chi invece suona il Cannone ( ovviamente nel senso del violino di Guarnieri del Gesu).
Si tratta di andare con pazienza a verificare lo spartito, le note che vi sono scritte, la tonalità del concerto (non ci vuol molto a passare dalla vivacità di un fa maggiore alla solennità di un do minore).
Non mi resta a questo punto, che augurarvi ed augurarci un buon lavoro ed una proficua accordatura di strumenti.

Dimenticavo: se qualcuno ritenesse che questo intervento è stato un po’ da trombone, può dirlo tranquillamente: una buon gruppo swing non può fare a meno di un trombone.

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*Capogruppo RC al Consiglio Comunale

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1 Tchaikovsky, sinfonia 1812
2 Beethoven, Wellington Sieg
3 in versione leggera anche nei concerti di capodanno diretti dai maestro Willy Boskowsky
4 Britten, War requiem; Bach, Passione secondo S. Matteo
5 Lo strumento è tenuto dall’esecutore vicino ai denti, in modo che anche l’estremità libera della linguetta lo sia. Quest’ultima può essere messa in vibrazione in diversi modi, generalmente pizzicandola con un dito. La linguetta, lasciata vibrare liberamente, produce un’unica nota; l’esecutore può ottenere altre note variando la forma della cavità orale, in modo da produrre gli armonici della nota fondamentale. La serie degli armonici prodotta in questo modo è la medesima prodotta dalla tromba. Insomma, non è uno strumento facile.