TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL CAMPANILE"
13/04/2007
«PERICOLOSO SCHERZARE COL FUOCO»
Il documento sulla legge elettorale lanciato dall’Ulivo non piace all’Udeur:
«Posizione difforme dall’esecutivo»
di Manuela D’Argenio
Distanze. Al termine delle consultazioni sulla legge elettorale, resta il duplice binario già delineatosi da tempo: e cioè quello tracciato dall’Ulivo e quello che invece appartiene al resto dei partiti minori.
A suffragare la lontananza di vedute, arriva un documento lanciato dalla Margherita e ben accetto dalla Quercia che, in pratica, ribalta le intese raggiunte sul modello della bozza Chiti, scavalcando le richieste del resto dei partiti.
Le linee guida del testo Ds-Dl, che non a caso ha provocato la collera di tutti gli altri, premono su una preferenza per un sistema maggioritario a doppio turno, la difesa del bipolarismo e della democrazia dell’alternanza, la modifica di alcune parti della costituzione, a partire dall’introduzione del Senato delle Regioni. Richieste illustrate dalla delegazione dell’Ulivo (Anna Finocchiaro e Dario Franceschini) nell’incontro con il premier Romano Prodi e il ministro Vannino Chiti.
Ma i Popolari-Udeur, e per la verità non solo loro, non ci stanno, e passano al contrattacco. «Prendiamo atto del documento approvato dall’Ufficio di presidenza della Margherita in materia di riforma elettorale – sbotta il capogruppo alla Camera udeurrino Mauro Fabris – in tale testo non c’è alcuna traccia né del lavoro meritorio svolto dal ministro Chiti su incarico del presidente Prodi né, tanto meno, e in misura ancora più grave, dell’intesa raggiunta la scorsa settimana dai capigruppo dell’Unione su tale materia, basata proprio sulla bozza Chiti». E cioè, convergere sull’impianto già in uso, delle Regionali.
Uno smacco per Fabris, che continua ad attaccare. «Ciò testimonia che Ds e Margherita, cioè l’Ulivo, hanno una posizione del tutto difforme dal resto dell’Unione anzi sembrano chiaramente favorire la celebrazione del referendum in materia elettorale, rinunciando all’impegno chiesto dal Presidente Napolitano affinché vi sia un’utile iniziativa parlamentare in materia».
Un muro contro muro, in sostanza, issato nel mezzo di una trattativa che a questo punto pare saltare. Almeno stando alle parole dell’esponente del Campanile che avverte: «Il documento della Margherita ci mette dunque nella condizione di annunciare che non parteciperemo più ad alcun incontro su tale materia all’interno dell’Unione, e che anzi ci sentiamo liberi di ricercare con ancora più determinazione, liberamente in parlamento, le intese necessarie per fermare il liberticidio contenuto nell’iniziativa referendaria».
Questo, sia chiaro, così conclude Fabris, significa che «le conseguenti ripercussioni sulla coesione della maggioranza dovranno essere addebitate a chi scientemente ha sperperato le intese che a fatica la maggioranza aveva definito».
Stessa sensazione condivisa dal collega Di Stefano, che aggiunge: «C’è qualcuno, tra i Ds e la Margherita, che sulla legge elettorale sta scherzando con il fuoco e rischia di destabilizzare una maggioranza già sottoposta per altri versi a pericolosi sbandamenti».
Insomma secondo il vicesegretario dei Popolari-Udeur, «le continue fughe in avanti di alcuni autorevoli esponenti dell’Ulivo e la presa di distanza da accordi già raggiunti dai capigruppo della maggioranza determinano una inevitabile ripercussione sullo stato di salute della coalizione e quindi del governo». Per questo, è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità. E «non si dica allora - aggiunge Di Stefano - che l’Esecutivo viene messo a repentaglio dall’Udeur e dagli altri piccoli partiti.
Il sondaggio di Renato Mannheimer sul Partito Democratico dimostra chiaramente quanto il giudizio sull’Unione e sul governo sia negativamente influenzato da questa snervante querelle sulla legge elettorale.
E’ quindi opportuno chiedersi se le responsabilità siano nostre o dei cosiddetti “grandi”, impegnati a mandare segnali destabilizzanti anche attraverso strizzatine d’occhio e accordi sottobanco con Forza Italia e An».
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