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Popolari
UDEUR SEGRETERIA REGIONALE TOSCANA |
1° CONGRESSO REGIONALE DEL 28 APRILE 2007
MOZIONE CONGRESSUALE “IMPEGNO PER LA TOSCANA”
Il congresso.Il congresso regionale che celebriamo oggi è il primo dei Popolari Udeur toscani. E’, inoltre, un congresso “straordinario”, in quanto getta le fondamenta di un partito che solo un anno fa era strutturalmente assente. Oggi i Popolari Udeur toscani, hanno coniugato diverse culture politiche e messo insieme una presenza territoriale in tutte le province e, attraverso la recente esperienza elettorale e i congressi provinciali celebrati durante i mesi scorsi, il partito si è arricchito con un dibattito aperto, con la costituzione del gruppo dirigente e con una forte iniezione di forze nuove e giovani che si sono riavvicinate alla politica e si sono appassionate all’idea di un grande partito di centro.
Il primo congresso toscano dei Popolari Udeur, inoltre, non è importate solo rispetto alle formali scadenze e adempimenti statutari, ma per la posta in gioco: per iniziare cioè una graduale presenza nella realtà politica e socio economica della regione influendo con le nostre idee, le nostre iniziative e i nostri progetti. Finora il nostro partito è vissuto molto marginalmente nella coalizione di centrosinistra toscano; da oggi i Popolari Udeur vogliono rivestire un ruolo significativo; si tratta di una presenza, a nostro avviso, che non dovrà più essere surrettizia di altre culture e formazioni politiche. Ma questo non basta. Non basta dire “ci siamo anche noi”, ma occorre dire chi siamo, chi vogliamo rappresentare, quali idee e proposte abbiamo per la nostra terra Toscana.
Siamo un partito di centro democratico di ispirazione cristiana e di laici riformisti che hanno scelto e non subìto la coalizione di centro sinistra.
Stiamo nel centrosinistra con lo spirito critico di chi privilegia le idee alle poltrone e siamo stanchi di dovere scegliere fra una “destra” e una “sinistra”, nominalismi che oggi non significano più niente, schieramenti che sempre più somigliano a quei due partiti statunitensi che Gore Vidal chiama le “due ali destre della politica”.Siamo gli eredi di Sturzo, di De Gasperi, del Centro Sinistra di Amintore Fanfani e di Nenni, della politica di Aldo Moro.
Un partito di centro che guarda a sinistra e con la sinistra si confronta. Vogliamo coniugare lo sviluppo e la produzione con il solidarismo.
Crediamo che la “fede” in un Dio trascendente le umane miserie non debba essere relegata nel privato delle coscienze, che essa debba ispirare l’azione politica a favore della gente senza per questo cadere in un fanatico integralismo.Siamo e vorremo essere dei veri laici riformisti.
Vogliamo adoperarci per un lavoro produttivo che dia dignità e una casa all’uomo, per una finanza che investa in reale produzione, per una scuola aperta a tutti e realmente formativa, per un sistema sanitario capillare, gratuito e fruibile da tutti.L’Udeur, la Toscana e l’Italia
La Toscana ha una tradizione politica di sinistra, ma ha anche dato natali ed ospitalità a grandi figure del cattolicesimo democratico come Gronchi, La Pira, Fanfani, Zoli e laico socialiste come Giovanni Mariotti, il padre della riforma sanitaria. Il nostro partito qui ha stentato nel decollo, ma il presidente Clemente Mastella, con lungimiranza, ha voluto affidare il “nuovo deal” del partito ad un gruppo di amici rappresentativi di varie realtà.
Questo lavoro ha prodotto un evidente risultato positivo che ci ricorda, ci sia permesso, precedenti ben più importanti. Vogliamo ricordare, infatti, che nel giorno in cui nacque la Repubblica Italiana il grosso della dicotomia laici – cattolici si esaurì. Il che non significa che oggi nel nostro partito non vi siano diversità di pensiero, ma nessuna di queste lascia immaginare una defezione di alcuni a svantaggio del partito.
La componente laica ex socialista si è oramai saldata con la componente cattolica ex democristiana ferma nella difesa di valori fondamentali e insostituibili quali la tutela della dignità della persona umana e la famiglia: non a caso il nostro partito ha presentato nei giorni scorsi una proposta di legge quadro sulla famiglia.In altre parole, oggi la Toscana dei Popolari Udeur si riconsegna alla vita democratica con una variegata dialettica delle opinioni e dei valori, senza che il confronto procuri possibili minacce all’unità.
Non è, questo, un principio banale di confronto interno; anzi, assume oggi un valore di primaria grandezza, visto che l’assottigliarsi delle frontiere, il crescere dei rapporti politici e culturali fra aree distanti del mondo, portano a stretto contatto pregiudizi ideologici e religiosi di opposta natura.
Da tale correlazione di idee si esprime la caratteristica dell’Udeur toscano; partito che sottolinea la propria ‘toscanità’ con l’intento di apportare nel partito nazionale la propria peculiarità di movimento popolare, ma diverso dall’idea di partito localista. Oggi il riferimento dei Popolari Udeur deve essere, come detto, extra territoriale ed europeo, quindi caratterizzato da problematiche che sanno parlare oltre il limite di un solo territorio.
Oggi, attraverso regolari fasi pre-congressuali nelle varie province toscane, ci apprestiamo a eleggere la prima struttura regionale dei Popolari Udeur, con la elezione degli organi statutari e della segreteria regionale.
E’ un congresso importante perché si inserisce in una fase di difficoltà generale non tanto per noi quanto per la vita più complessiva del nostro Paese: da anni alle prese con una crisi economica, sociale ed istituzionale di cui non si vede sbocco. Tutto ciò al punto da costituire, con un’analisi in verità ingenerosa, il “vero malato d’Europa”, come apparve sulla copertina dell’Economist: triste vedere l’immagine dell’Italia - sorretta da mille stampelle - che ha fatto il giro di tutte le capitali. Analisi come dicevamo ingenerosa. Perché la malattia non è solo italiana, bensì europea. Non dimentichiamo che, a Parigi, si discute da tempo della “France qui tombe” ed a Berlino della “Caduta dell’Occidente”.
Non lo diciamo per consolarci all’insegna del “mal comune mezzo gaudio”. La concomitanza della crisi europea è, semmai, un’aggravante. Ci dice quanto sia difficile rovesciare un trend che non è solo nazionale. E quanto intenso dovrà essere lo sforzo per ricondurre il Paese lungo il sentiero del risanamento e dello sviluppo. Abbiamo, anzi l’Italia ha bisogno, di grandi risorse. Non tanto economiche e finanziarie - che pure servono - quanto soprattutto di idee e di nuove proposte: la merce più rara in questo nostro Paese che ancora si culla nei vecchi schemi del passato, in culture politiche rivolte più alla distruzione dei propri avversari politici, che non all’analisi disincantata delle loro inadeguatezze di fronte ad un mondo che cambia a ritmi vertiginosi.
Siamo quindi alla ricerca di un giacimento culturale nuovo. Di una cassa degli attrezzi che ci permetta di affrontare problemi inesplorati ed inediti, abbandonando i paraocchi del passato: limiti che ci impediscono di vedere la dimensione effettiva della sfida; ma anche il potenziale posizionamento positivo del nostro Paese, che per divenire effettivo deve essere sostenuto da politiche adeguate, da innovazioni profonde, da una volontà collettiva di combattere il declino e le rendite parassitarie, per riconquistare un posto adeguato nel nuovo scenario tracciato dalla modernità.
La storia ha irrimediabilmente condannato il liberalismo, il fascismo ed il comunismo. La globalizzazione ed il liberalismo selvaggi di oggi stanno riproponendo tutti i guai ed i problemi che il comunismo, sbagliando aveva provato a risolvere. Occorre vincere questa sfida riproponendo un modello di sviluppo alternativo, quello che ha fatto grande l’Italia del boom economico.
Per governare la crisi economica
Anche la Toscana soffre una fase di declino industriale e la situazione di crisi necessità di risposte immediate rispondendo al malessere delle proprie attività produttive, soprattutto quelle artigiane.
Infatti, le imprese di medie e grandi dimensioni sono in numero estremamente limitato nella Regione. Tuttavia, ai fini della rivitalizzazione del sistema economico regionale, possono costituire un importante ingranaggio. In una fase di prolungata recessione, queste imprese dovrebbero riuscire più delle altre a disegnare strategie di penetrazione dei mercati internazionali e a investire per rinnovare le proprie strutture produttive, i processi tecnici, organizzativi e decisionali.Allo scopo di conoscere meglio le caratteristiche e il ruolo di questa componente del sistema regionale, la Regione Toscana, le Associazioni di Categoria, le Camere di Commercio dovranno completare un percorso di studi destinato ad integrarsi col più vasto insieme di ricerche sul sistema delle imprese toscane, in particolare delle PMI, dopodichè dovranno sostenere un opera di regolazione del processo di globalizzazione in atto, regolare la delocalizzazione selvaggia di alcuni cicli produttivi, ma soprattutto dovranno agevolare l’apertura al dialogo intenso con le nuove frontiere asiatiche, non solo come zone di produzione, ma anche come paesi fruitori del ‘must’ del Made in Italy.
Importante dovrà essere l’impegno di Fiditoscana e del sistema creditizio toscano. In particolare l’opera delle banche con forte radicamento sul territorio dovrà, dopo la loro internazionalizzione societaria, essere protagonista del sostegno all’impresa toscana. Una finanza di interesse pubblico capace di investire in industria, commercio, artigianato, agricoltura e settore primario, capace di creare vero lavoro non precario e di ripristinare un sistema economico misto in cui pubblico e privato coesistano pacificamente.
Nel corso degli ultimi due anni sono state svolte alcune indagini dirette su medie imprese operanti in vari settori del sistema produttivo regionale volte a delineare le caratteristiche delle imprese in termini di organizzazione della produzione, di assetti proprietari e di governance; e a mettere in luce le loro diverse strategie, le loro scelte di investimento e occupazionali, la loro propensione all’innovazione. Oggi va ‘chiuso il cerchio’: la Toscana non può continuare a guardarsi l’ombelico ed è necessario che si renda protagonista della propria riscossa.
La ricchezza del patrimonio storico culturale della Toscana, terzo nel mondo dopo quello dell’Italia intera e della Spagna, dovrà essere la maggiore risorsa economica delle territorio, quindi dovrà essere ancora maggiore l’impegno ad aprire universalmente le proprie contrade, riqualificando e incrementando il sistema delle comunicazioni, sia stradali, sia su rotaia, sia nel portuale di grande e piccolo cabotaggio.Le amministrazioni locali devono essere molto attente alla tutela del territorio che va sottratto alla cementificazione selvaggia e speculativa, devono smettere di costruire le città e le loro infrastrutture attorno e solo in funzione dei grandi centri commerciali. Ed inoltre va rivitalizzata l’agricoltura e la silvicoltura pena il degrado ulteriore del territorio.
Le idee nuove in Toscana ci sono: uomini e donne capaci di dare loro sostanza non mancano, ma purtroppo tutto questo si agita fuori dal mondo istituzionale, che, invece, cerca sponde nel mondo delle rappresentanze sindacali, associative e perfino dello spettacolo, come se quello fosse un mondo cui porre domande, anziché offrire risposte, anche sgradite, ma risposte. Nel vuoto si afferma, come fosse un programma, l’idea di “fare squadra”. L’affiatamento ed il comune sentire è certo una buona cosa, però è non meno utile stabilire quale è lo sport che si pratica e quale lo scopo dello sforzo comune: far ripartire sia la Toscana, sia l’Italia.Le mete del sistema toscano
Oggi l’Italia e la Toscana hanno bisogno di più coesione e meno ideologie radicali per riformare il sistema della Pubblica Amministrazione, della Giustizia, del Lavoro, della Formazione del capitale umano, il sistema universitario, quello degli Enti di ricerca. Questo, anche grazie al federalismo fiscale, per il contenimento della spesa pubblica improduttiva, il sostegno della dignità pensionistica, la riduzione della pressione fiscale sui cittadini e le imprese, le provvidenze a favore delle famiglie più numerose con un fondo sociale per i non autosufficienti, delle donne emarginate e dei diversamente abili, della sicurezza, la regolamentazione dell’immigrazione e la tutela della salute.
A tal proposito, l’Udeur non approva la costruzione dei quattro ospedali regionali, calati ‘sic et simpliciter’ senza un democratico confronto con le popolazioni e senza un chiaro programma di difesa della sanità nelle zone interne montane. Soprattutto non approva che si sottraggano risorse alla medicina del territorio, l’unica capillare, puntando tutto sui “centri d’eccellenza”.
Non approva che si mettano in piedi mostri burocratici come le “Società della Salute” che ingoiano risorse e non producono servizi ma dove, in compenso, vengono riciclati personaggi obsoleti della politica e del sottopotere regionale. Anche il sistema delle pubbliche utenze dovrà avere una priorità nell’agenda della politica toscana, questo per difendere gli interessi dei cittadini consumatori, nel rispetto dell’ambiente, ma ridiscutendo l’attuale sistema fallimentare delle Ato.
La Toscana deve progressivamente sganciare la propria dipendenza dal petrolio e per far questo dovrà aumentare le fonti energetiche alternative come il metano, ma dovrà far questo sfuggendo il prezzo monopolistico, acquistando il gas dai migliori offerenti, riducendo al minimo l’approvigionamento dalle grandi reti di metanodotto russe o nordafricane. In tal senso noi chiediamo il rispetto del programma di rigasificazione della nostra Regione.
Ma questo ancora non basta. Petrolio ed idrocarburi finiranno. La Toscana ha tutte le carte in regola per divenire leader nazionale per la produzione di tecnologie per le energie alternative, come la fotovoltaica, quella dei pannelli solari, l’eolica e quella dell’idrogeno.
Ha cervelli, potenziale industriale, ha la geotermia.Manca la volontà politica e la decisione.
Organizzazione
Dato atto dello sforzo personale compiuto dagli amici in quest’ultimi 12 mesi nel portare il nostro simbolo al centro dell’elettorato, tutti noi siamo chiamati oggi ad una grande sfida: trasformare il partito dei Popolari Udeur toscani in un vero e proprio partito organizzato e strutturato sul territorio, abbandonando definitivamente un modello di organizzazione caratterizzato dalla libera iniziativa personale che in taluni casi e’ sfociata in iniziative non in linea con gli interessi e l’omogeneità del partito nel suo complesso.
Ne consegue che la guida regionale dovrà essere capace di ascoltare le istanze che vengono dalle diverse realtà provinciali, ma al tempo stesso ferma ed efficace nelle sue decisioni, al fine di garantire il perseguimento degl’interessi generali del partito su tutto il territorio regionale, la massima visibilità delle nostre iniziative ed una presenza sempre più radicata nelle istituzioni elettive e partecipative.Occorre, quindi, lo sforzo di tutti per organizzare il partito in modo tale da porre fine alle voci fuori dal coro ed ai virtuosismi dei solisti, capaci solo di creare malcontento interno ed offrire un immagine esterna di debolezza ed incoerenza, al fine di diventare elementi di aggregazione futura per quanti, e sono tanti, sono alla finestra e possono anzi devono unirsi a noi.
Enti locali
In tutti i partiti tradizionali, ma in particolare in un partito come il nostro ove il radicamento sul territorio e’ tuttora in fase evolutiva, la guida della segreteria regionale su questo tema dovrà essere ferma ed essenziale, al fine di dare omogeneità all’azione che il partito si prefigge nella nostra regione.
Pertanto su questo specifico tema sarà richiesta la massima cooperazione agli organismi periferici e le decisioni dovranno comunque essere prese in sintonia con la segreteria regionale in un ottica generale.Conclusioni
I popolari Udeur si dichiarano insoddisfatti dell’esperienza fatta finora nella coalizione di centrosinistra della Toscana, ma si impegnano, rispettando gli accordi nazionali, a migliorare il più possibile la presenza in questa coalizione, pur confermando la necessità di riscontrare un cambiamento nel rapporto fra alleati ove spesso prevalgono logiche di forza da parte dei maggiori azionisti del centrosinistra, cosa questa che impedisce agli altri di sentirsi componenti a pari dignità di una stessa maggioranza.
Tale situazione, in verità, ci spinge spesso ad una riflessione: perché dover restare come marginali in un centrosinistra spesso settario e massimalista? I Popolari Udeur toscani, comunque, si apprestano a sostenere nel centrosinistra con coerenza e lealtà le prossime scadenze elettorali di maggio in Toscana. Lo fanno con coscienzioso lavoro di squadra, consapevoli che la loro natura moderata potrà servire a bilanciare l’eccessivo peso ideologico della politica e del welfare regionale. All’interno dell’Unione i nostri candidati porteranno il contributo di esperienza e preparazione con la certezza di recuperare il voto del centro moderato e di rompere schemi politici oramai superati.
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