TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL CAMPANILE"
09/05/2007
«L’INDULTO GARANZIA DI LEGALITÀ»
Mastella a Rebibbia difende il provvedimento: «Ha assicurato
una condizione di umanità nelle carceri»
di Manuela D’Argenio
Tanta emozione, una sincera gratitudine e molti buoni propositi. Così, il Guardasigilli Clemente Mastella, si cala nelle vesti di padrone di casa e accoglie il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita per la prima volta nel carcere di Rebibbia.
Un incontro toccante, reso tale anche dall’accoglienza calorosa che i detenuti hanno riservato al Capo dello Stato, regalandogli, chi alcuni manufatti in legno, chi qualche pianta, e chi, a detta del Guardasigilli, anche uno stemma della squadra napoletana, di calcio, ovviamente. «L’ho visto emozionato, toccato dall’affetto con cui è stato calorosamente salutato – così racconta Mastella - da dietro le sbarre alcuni detenuti hanno tirato fuori il gagliardetto del Napoli».
Del resto, basta poco a suscitare entusiasmo in un mondo così complesso, abitato dalle speranze e dai dolori di tanti sospesi all’incedere del tempo che in una maniera o nell’altra deve passare.
Un universo totale, così descritto dallo stesso Guardasigilli, «assoluto, avvolgente che detta implacabile i suoi temi, i suoi ritmi, i suoi tempi». Universo rispetto al quale Mastella ricorda di aver assunto un impegno serio per cambiare il volto della detenzione in Italia, che intende portare a termine.
Così, ricorda, «il Parlamento ha approvato a larga maggioranza un provvedimento di indulto, che ha ricondotto le carceri italiane in condizioni di legalità». Del resto, se non ci fosse stato, spiega il ministro citando Antonio Gramsci, «per quanto la macchina umana sia perfetta e possa adattarsi ad ogni circostanza più innaturale, avremmo avuto un’esplosione di collera incontenibile».
Al contrario, argomenta Mastella difendendo una misura al centro di arroventate polemiche, «tale provvedimento, invece, inquadrato in una prospettiva più ampia, di ammodernamento del sistema delle pene e della prevenzione – ha comportato l’adeguamento della presenza dei detenuti entro i limiti regolamentari, senza produrre – statistiche alla mano – alcuna crescita dei fenomeni criminali.
Anzi, l’analisi dei flussi di rientro ha dimostrato come la recidiva dei soggetti beneficiari del provvedimento di clemenza si sia mantenuta all’interno di limiti certamente più bassi delle attese».
Ma non sono solo misure che puntano sullo sconto della pena, anzi, l’obiettivo finale è quello della rieducazione, attraverso attività di inserimento sociale del detenuto.
Di qui, numeri alla mano, il Guardasigilli, fa un bilancio, dopo un anno dal suo insediamento a Via Arenula, «delle ulteriori attività di impulso e delle misure di riorganizzazione, che hanno seguito il provvedimento di clemenza, per conseguire quell’obiettivo di rinnovamento che mi sono proposto.
Si tratta – spiega - di iniziative che partono da opzioni concrete, avviate con la predisposizione della macchina organizzativa del post-indulto, che ha visto lo stanziamento di 13 milioni di euro in accordo tra il ministero del Lavoro e quello della Giustizia, per realizzare tangibili forme di reinserimento sociale». Insomma, per Mastella l’obiettivo prioritario è uno: e cioè, «quello di una ri-definizione dei contenuti della vita detentiva che consenta di arginare i fenomeni di produzione criminale, offrendo, a quanti lo vogliano, una opportunità effettiva di riscatto e l’occasione di iniziare una nuova vita».
Il tutto, sia chiaro, senza dimenticare la sicurezza dei cittadini.
Di qui, l’attenzione massima verso quei reati gravi, come associazione mafiosa o terrorismo, che per forza di cose, necessitano un trattamento diverso rispetto al resto dei disagiati che costituiscono comunque una buona parte della popolazione carceraria. A questo, deve essere aggiunto un riconoscimento importante a tutti gli operatori del mondo penitenziario, dalla polizia ai dirigenti, passando per gli assistenti sociali e gli educatori per il delicato compito che svolgono.
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