TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL CAMPANILE"

25/05/2007
«LE ISTITUZIONI ASCOLTINO LA CHIESA»
Appello al dialogo di Napolitano: «Sulla famiglia la Costituzione resta illuminante»
di Manuela D’Argenio

Nessuna contrapposizione tra laici e cattolici, nessuno stravolgimento della Costituzione e, soprattutto, grande attenzione ai richiami della Chiesa.

Non usa mezze misure il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo all’apertura dei lavori della Conferenza nazionale sulla famiglia organizzata dal governo, con la Bindi in prima fila, difende a spada tratta l’unione uomo donna, come Carta comanda.

E così, da Firenze, allerta le istituzioni, tutte, perché pur mantenendo la loro «autonomia», hanno il dovere di prestare «un attento e serio ascolto alle preoccupazioni e ai contributi di pensiero che possono venire dalla Chiesa e dalle organizzazioni cattoliche, come da ogni componente della società civile».

Un chiaro riferimento allo scontro tra il Vaticano e parte di Montecitorio sulla questione dei Dico, alias il ddl sulle unioni civili siglato da Rosy Bindi e Barbara Pollastrini. Ciò non significa che le coppie di fatto vanno abbandonate nel dimenticatoio, tutt’altro, ma semplicemente «non sono confondibili o equiparabili rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio». Quindi, precisa meglio, «non può essere elusa la soluzione dei problemi, per quanto delicati, di un riconoscimento formale dei diritti e dei doveri di unioni che vanno concretamente assunte come destinatarie dei principi fondativi della Costituzione senza alcuna discriminazione». E in questo senso, il presidente della Repubblica indirizza un «caldo, amichevole apprezzamento al ministro Bindi per lo scrupolo e la limpidezza di cui è testimonianza questa conferenza».

Un invito al compromesso, in sostanza, che prescinda le inutili e strumentali barricate che stanno sorgendo.

Di qui, la convinzione del capo della Stato che esiste «ampio spazio per un confronto costruttivo, per una schietta emulazione, anche sul piano delle analisi e delle proposte, e in definitiva per una ricerca di risposte che non dividano il paese, che non scivolino sul piano inclinato di un’artificiosa e perniciosa contrapposizione tra cattolici e laici». Il punto sul quale preme Napolitano è uno: l’impegno «ineludibile» da parte dello Stato a sostenere la famiglia come «sancito nella Costituzione repubblicana».

Una Carta – così difesa dal Presidente - che «può apparire datata solo se si è incapaci di collocarla nel suo tempo storico; essa rimane illuminante per non cadere in interpretazioni parziali di ogni singola formulazione costituzionale».

Per questo la ricerca di soluzioni «deve vedere impegnati il Parlamento, le istituzioni rappresentative dello Stato democratico nel pieno e sereno esercizio dell’autonomia sancita dalla Costituzione». A partire da un insieme di politiche da adottare per incentivare la formazione della famiglia, per «sostenere il desiderio di paternità e di maternità, per elevare il tasso d’occupazione femminile e rendere possibile la combinazione tra vita lavorativa e vita familiare in una parità ed eguaglianza di doveri e di impegni tra coniugi». E non solo. Bisogna anche «sostenere i genitori nella crescita, nella cura e nell’educazione dei figli, c’è da assistere in special modo le famiglie che vivono conflitti e gravi disagi». Dunque, secondo il Presidente della Repubblica in tal senso «non si può fare affidamento solo sulla natalità delle famiglie immigrate, che pure è importantissimo integrare effettivamente nel nostro sistema di diritti e di responsabilità».

E poi una precisazione su quello che rappresenta il suo ruolo istituzionale: «Sin dall’inizio del mio mandato – così conclude Napolitano - ho ritenuto che fosse mio preciso compito e dovere istituzionale, mettere l’accento su quel che dovrebbe e che può unire il Paese». Quindi, di nuovo un richiamo al compromesso: «Non dubito - questo l’auspicio - che tale sia la prospettiva dell’impegno pubblico per la famiglia, nella realtà del nostro Paese e nell’evoluzione del processo di costruzione dell’Europa unita».


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