TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL CAMPANILE"

Giuseppe Petrocelli
«No a un antagonismo fra magistratura e politica»
Il Guardasigilli: «Significherebbe non andare avanti. Falso in bilancio, oggi in Cdm disponibilità per un ddl»

La polemica sui magistrati che vanno in tv non accenna a placarsi. E un nuovo scontro fra toghe e politica, negli stessi termini in cui è accaduto negli anni passati, diventa a questo punto un rischio sempre più concreto.

Forse è la possibilità di questo cortocircuito istituzionale a spingere il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ad intervenire nel dibattito. Mentre il Guardasigilli Clemente Mastella sostiene che occorre «scongiurare forme antagoniste tra magistratura e politica, perchè significherebbe svoltare indietro e non andare avanti».

Ma i giudici protagonisti delle vicende di cui si parla da giorni, come il gip di Milano Clementina Forleo, non sembrano voler sottrarsi alla durezza del braccio di ferro con i politici («finché non c’è un editto continuerò a parlare»).

Intanto, l’altro grande protagonista della disputa con la politica, il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, è stato convocato ieri dalla prima commissione del Csm. La decisione, hanno spiegato a via Indipendenza, è stata adottata mercoledì scorso per «verificare se ci siano state dichiarazioni imprudenti oppure, al contrario, se il pm abbia detto cose utili per chiarire problematiche che riguardano altri». Il riferimento è alla denuncia, attraverso dichiarazioni rilasciate ad organi di stampa, di De Magistris a proposito di «collusioni tra politica, imprenditoria e magistrati». Il sostituto, giunto al Csm, si è detto «serenissimo» per l’imminente audizione. Sarà, però un’altra tegola si abbatte sulla sua testa.

Si apprende, infatti, che per la seconda volta nel giro di pochi mesi un’inchiesta da lui condotta ha incrociato la magistratura bolognese e per la seconda volta la vicenda si è conclusa con il ritorno in libertà della persona destinataria del provvedimento restrittivo decretato da De Magistris. In entrambi i casi (il primo si è verificato nell’agosto scorso) si è trattato di una inchiesta contro lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

Ma sono state le parole di Mancino a segnare il senso della giornata. Intervistato da Repubblica, il numero due di Palazzo dei Marescialli ha rotto il suo tradizionale silenzio per dirsi «stupefatto da chi viola il riserbo» e per esprimere «molta amarezza» per la «giustizia in tv». Dice Mancino: «Nel ruolo di componente della sezione disciplinare ancor più che in quello di presidente, devo mantenermi fuori della mischia, leggere e ascoltare per quanto possibile tutto di tutti, ma non prendere parte a favore di nessuno. Non è facile capire come si possa conservare una siffatta neutralità, ma la “grazia di Stato” aiuta. Io questa grazia la avverto, anche perchè l’ho potuta vivere più di una volta». Questo riserbo, sottolinea il vicepresidente del Csm, «a me non costa fatica, semmai mi meraviglia che altri, che sarebbero tenuti allo stesso riserbo, non vi si attengano». Gli «altri» cui allude Mancino sono probabilmente De Magistris e la Forleo, entrambi ospiti giovedì scorso della trasmissione “Annozero”. Riguardo alle loro dichiarazioni, l’ex presidente del Senato si limita a richiamare «l’articolo 6 del codice deontologico dei magistrati, che recita: “Nei contatti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione il magistrato non sollecita la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio”».

E un appello a ricondurre il dibattito nella logica del rispetto dei ruoli istituzionali arriva anche dal ministro della Giustizia. La preoccupazione di Mastella è che «torni in auge uno scontro tra politica e magistratura. Forse nel passato si è voluto che la giustizia non funzionasse, perché si poteva giocare sul conflitto tra guelfi e ghibellini, tra magistrati e avvocati, e dimenticare la centralità della persona, del cittadino». Intanto, la politica sulla giustizia va avanti. Oggi, annuncia Mastella, il falso in bilancio torna in Consiglio dei ministri «insieme al pacchetto sicurezza, che stiamo completando». Il Guardasigilli precisa che «c’è la disponibilità a presentare un ddl che riguarda il falso in bilancio, che non sarà più un’attività contravvenzionale, ma un reato».

(30-10-2007)


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