TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL CAMPANILE"

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Mastella: «Prima di cambiare le regole occorre rivedere la filiera istituzionale»
Legge elettorale, no all’inciucio. Il segretario dell’Udeur: «Berlusconi? Pantomima per arrivare al referendum». Fabris: «Per ora l’unica cosa certa è che il tempo passa e siamo ancora nel campo delle formule». I piccoli partiti pronti alle barricate contro accordi trasversali ai loro danni

Incontri incrociati, bozze da definire, dialoghi da programmare. L’apertura di Silvio Berlusconi al dialogo sulle riforme apre una serie di trattative tra i poli, tutte da definire. Così, il leader del Partito democratico Walter Veltroni incontrerà Gianfranco Fini lunedì 26 novembre: un faccia a faccia necessario, vista la rottura tra Alleanza nazionale e il Cavaliere.

Insomma, il leader aennino ha bruciato i tempi, guadagnandosi la corsia preferenziale per un incontro con il sindaco capitolino. E il tempismo, è stato poco gradito al Cavaliere che, saputo dell’incontro, ha alzato il telefono riuscendo a conquistare anche lui un incontro con Veltroni il prossimo venerdì 30 novembre. Insomma, tra i due duellanti continuano i dispetti.

E così, mentre la Cdl è alle prese con gli effetti dirompenti che ha portato la nascita del Partito per il Popolo della Libertà, dall’altro lato, nell’Unione, lo stesso soggetto politico provoca preoccupazioni, anche se di origine diversa. In sostanza, quello che temono i piccoli del centrosinistra, è che si stia sempre più profilando un inciucio tra i big, con l’intenzione di tenerli fuori dallo scacchiere politico.

Di qui l’allarme di molti. Per il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, «insistere sul sistema tedesco è una pazzia, come dimostrano le ultime svolte di Berlusconi, serve solo a favorire un inguardabile inciucio tra il Pd e la destra». Si accoda il ministro del Prc, Paolo Ferrero, per il quale «sul sistema elettorale bisogna cercare l’accordo dentro la coalizione e sulla base di questo allargare il confronto».

Stesso monito da parte di Rosy Bindi che invita Veltroni a «trovare prima l’accordo sulla legge elettorale con tutti gli alleati di centrosinistra, e, solo dopo, trattare con tutto il centrodestra. Se no lasceremmo il sospetto di uno, o forse due patti segreti, o una legge elettorale che cannibalizza i partiti minori». E il Pdci con Pino Sgobio continua a parlare di «operazioni che hanno l’antipatico odore di inciucio».

Insomma, l’Unione è in agitazione e allora il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, prova a tranquillizzare gli animi: «Il Partito democratico non ha un interlocutore privilegiato a cui si riferisce – sbotta - La legge elettorale e le riforme costituzionali vanno discusse tutti insieme».

E non è un caso che Romano Prodi sul modello elettorale non fa grossi annunci, limitandosi a un semplice «stiamo lavorando». Sarà.

Ma intanto, il Guardasigilli si lancia in una delle sue lungimiranti analisi partire dal vis-à-vis che ha avuto personalmente con il leader del Pd: «L’incontro di ieri (martedì, ndr)con Walter Veltroni é stato abbastanza positivo. Si tratta ancora di una bozza che deve essere sottoposta ad una serie di correzioni, di clausole e di emendamenti, però mi pare che sia una valutazione comune quella di ritenere che non si tratta soltanto di determinare un nuovo meccanismo elettorale ma di cambiare la filiera istituzionale».

Quanto alla rottura tra Fini e il Cavaliere, il ministro della Giustizia preferisce non fare troppe previsioni: «Occorre molta ponderazione e cautela – spiega - poiché ancora non si sa quello che accadrà. Se gli intendimenti sono gli stessi che portarono allo sfaldamento e all’impostazione della commissione bilaterale siamo ancora all’ipotesi bipolare ma potrà avanzare anche una terza ipotesi – questo il ragionamento mastelliano – e se avanza c’è il nostro interesse di aderire ad un’area di centro come tale. Vedremo, ma per ora non occorre forzare le cose».

E infine la previsione: «Tutta questa pantomima è solo per arrivare al referendum: io conosco Berlusconi, questo è lo stesso inizio scoppiettante della bicamerale, e poi finisce che fa saltare il tavolo». Quindi un avvertimento da buon politico navigato: «Bisogna stare calmi e non perdere la testa».

(22-11-2007)


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