COMITATO PER LA DIFESA DELLA
COSTITUZIONE REPUBBLICANA
SABATO 11 MARZO 2006- Palazzina CNA Scandicci, accanto al Palazzo Comunale.
Presentazione della manifestazione del V. Presidente
del Comitato Comunale Marco dott. BECUCCI.
Oggi,dopo due mesi esatti dalla sua nascita nella sede dell’ANPI
che ringrazio per la sua ospitalità, dopo aver raggiunto il primo
importante obbiettivo del numero sufficiente di firme per il Referendum
confirmativo od abrogativo delle modifiche introdotte nella Costituzione
Repbblicana dall’attuale maggioranza di centrodestra, il Comitato
Comunale di Scandicci per la Difesa della Costituzione si presenta al
pubblico.
Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che l’hanno fatto nascere
e che vi partecipano: il Sindaco di Scandicci Simone Gheri, la sig.ra
Mila Pieralli e il sig. Bartoloni per l’ANPI, il sig. Idamo Batignani
per l’ANCR, Osvaldo Cavaciocchi del PDCI, Francesco Mencaraglia
del PRC, Silvano Rorandelli dei DS, Saverio Sodi della Margherita, Franco
Conti ed Ottenetti Adonella per l’UNICOOP, Romano Manetti per la
PA Humanitas di Scandicci, Giancarlo Venturi per LEGAMBIENTE, Daniele
Stolzi per la CGIL, Bruno Santamaria per la CISL, Carlo Berti per la UIL,
Roberto Vinciguerra per il Quartiere 2, De Lucia per il Quartiere 3, Casimiro
Coli per il Circolo “Bella Ciao”, Livio Vitali della Casa
del Popolo di Casellina e il Partito Popolari Udeur che rappresento. Naturalmente
il Comitato è aperto ad ulteriori partecipazioni ed apporti.
Voglio ringraziare inoltre tutte le autorità civili e militari
oggi quì presenti.
Perchè anche a Scandicci si è sentita l’esigenza di
un Comitato per la Difesa della Costituzione?
Forse non tutti sanno che Scandicci è stato uno dei primi Comuni,
che nell’Italia del 1946 ha svolto elezioni democratiche, le Amministrative.Scandicci,
forte di una lunga tradizione democratica, sente l’esigenza di difendere
a denti stretti una Costituzione stravolta e calpestata.
Sono nato nel 1950 e quindi non ho partecipato alla lotta partigiana come
mio padre, Renzo Becucci, ma ho vissuto in una democrazia che è
sempre stata tutelata dalla Costituzione scritta da quelle forze che a
quella lotta hanno partecipato. E quindi sento l’esigenza di dover
continuare a difendere questa nostra “vecchia” legge fondamentale
dello Stato.
Sotto il loggiato del Vecchio Palazzo Comunale in piazza Matteotti,
tanto per intenderci nel “vecchio” centro cittadino ottocentesco,
campeggia una lapide dal titolo “25 APRILE 1945” che così
recita :
“ Ricorda, o cittadino, questa data e spiegala ai tuoi
figli e ai figli dei tuoi figli; racconta loro come un popolo in rivolta
si liberasse un giorno dall’oppressore e narra loro le mille e mille
gesta di quei prodi che sui monti, nei borghi, ed in ogni luogo sbarrarono
il passo all’invasore; nè ti scordar dei morti,nè
ti scordar di raccontare com’è stato il fascismo ed il nazismo
e la guerra ricorda,le rovine, le stragi, la fame e la miseria ,lo scroscio
delle bombe ed il pianto delle madri ; ricordati di Buchenvald, delle
camere a gas, dei forni crematori e tutto questo spiega ai figli e ai
figli dei tuoi figli non perchè l’odio e la vendetta duri
ma perchè sappiano quale immenso bene sia la libertà ed
imparino ad amarla e la conservino intatta e la difendano sempre”.
Il 25 aprile 1955, l’ispiratore di questo inno di democrazia e di
libertà tracciava la strada che mai avremmo dovuto abbandonare;
quella della pacificazione nazionale che era già stata sancita
nel 1948 con l’approvazione della Costituzione della Repubblica
Italiana.
Già perchè il “patto costituzionale”, voluto
dai cattolici democratici, dai comunisti, dai laici socialisti, azionisti
e liberali è stato un supremo atto di pacificazione nazionale.
Un cosciente e condiviso "obbligo a convivere" e dunque a cercare
continuamente un punto di equilibrio; un punto di equilibrio anche con
i due eserciti schierati sul campo con le armi cariche e pronte a sparare.
Scrive il sen. Giovanni Pellegrino:
“ Se guardiamo la Costituzione approvata dopo la guerra, ci
rendiamo conto di come quel pezzo di carta oggi calpestato con incredibile
leggerezza,abbia invece costituito il collante che ha tenuto insieme il
Paese.Il patto costituzionale esprime la sintesi più alta delle
diverse culture politiche. E’ la Costituzione più liberale
e socialmente avanzata che esista al mondo. Contiene un sistema di regole
concepite proprio per impedire che una parte prevalesse sull’altra
fino ad annientarla.”
Quel patto costituzionale qualcuno l’ha fatto saltare la mattina
del 9 Maggio 1978 facendoci ritrovare il cadavere di Aldo Moro in via
Caetani a Roma. Eppoi c’è stato il 1989,la caduta del muro
di Berlino, Gorbaciov che chiude l’esperienza storica del socialismo
reale, il brindisi alla fine delle ideologie, l’avvento del pensiero
unico del mercato che tutto e tutti omologa ed annienta.
Si capisce quindi come sia stato possibile l’avvento del cav. Berlusconi,
il quale ha portato a compimento il lucido disegno di una Costituzione
fatta su misura per una concezione padronale e quindi essenzialmente antidemocratica
della politica.
Si capisce come la Lega ,stretta alleata del Cavaliere,abbia potuto imporre
con il ricatto la “devolution”, brutto termine americaneggiante
che stà a significare la distruzione dello Stato Unitario e che
ci ha consegnato 21 piccole italie con evidente disparità di diritti
dei cittadini. Poveri padri risorgimentali della patria; poveri tutti
i morti nelle guerre per la libertà e l’unità dell
Italia,come devono agitarsi nelle proprie tombe!
Ma non dobbiamo disperare : lo strapotere del cavaliere e dei suoi alleati
non è riuscito, in sede di riforma costituzionale, a scalfire l’art.1
che definisce l’Italia una “repubblica democratica fondata
sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle
forme enei limiti della Costituzione.”. Se in futuro si dovesse
porre mano ad una nuova costituzione democratica dovremo difendere con
tutte le forze questo articolo ed anche il lavoro.
Ora dobbiamo vincerlo questo Referendum, facendo prevalere il NO alla
conferma delle modifiche costituzionali introdotte dal centrodestra. Ma
non dobbiamo scordarci che per vincere il Referendum,bisogna battere il
“padrone” alle prossime Elezioni Politiche del 9-10 Aprile
.
Battere il padrone di Arcore e batterlo bene.
Battere il padrone, non annientarlo, non fare come Bruto che pugnalò
Giulio Cesare in Senato proprio oggi, le Idi di Marzo.
Il Sen.Giovanni Pellegrino concludendo le sue riflessioni sul perchè
in Italia la guerra fredda non si è ancora conclusa,sul perchè
di uno scontro che dura da più di sessant’anni, afferma:
“ Continuo a sperare che la forza delle cose imponga a questo
Paese scelte improntate al buon senso e alla moderazione...”
e a chi gli rimprovera che moderazione ,in questo nostro Paese, è
una parola con un significato negativo... risponde che
“ andrebbe invece rivalutata. La virtù laica del dubbio
frena la naturale tendenza ad estremizzare le proprie posizioni.E quindi
implica una moderazione,che,intesa come il riconoscimento della legittimità
delle posizioni contrapposte, è il sale di una democrazia matura.”
Scandicci,11 Marzo 2006.
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